Danza popolare contemporanea [seconda parte]

ANTROPOLOGIA DELLA TARANTELLA

visioni sulla danza popolare contemporanea

di Tullia Conte

 

 ::::::::::: LEGGI la PRIMA PARTE :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

La danza é il momento non ragionato, non calcolato,

é quando la nostra eredità biologica e sociale ci prende,

ci trasporta, ci solleva da terra,

fa sprigionare tutte le nostre energie.

Eugenio Barba [*]

antonio_canova_danzatrice

 

Le riflessioni che seguono potranno nutrire un’ulteriore e più approfondita analisi delle dinamiche recenti che si sono sviluppate intorno al rituale condiviso della tarantella.

Nel corso dei secoli il fenomeno tarantella si é complicato, diversificato, contaminato. La danza popolare italiana é fotografia del complesso bagaglio costituente l’identità nazionale, rispecchia in pieno la diversità geopolitica e sociale del paese. La danza tradizionale italiana, specifica regione per regione, paese per paese, quasi pietra per pietra, si riunifica poi nel generico tarantella: acclamata, temuta, usata e venduta – in prevalenza dalle genti italiche – ormai da secoli.

Nell’attuale momento storico questa danza e la sua pratica cerimoniale interessano tutta la penisola e si puo’ sostenere che essa sia finalmente la danza tradizionale più diffusa, dunque “popolare”.

La conoscenza di questa danza, pratica parte della mia vita da molto tempo, e le ricerche compiute in diversi anni, mi hanno spinto a cercare la radice della tarantella sempre più indietro nel tempo, fino all’antica grecia, fino a perdermi nel mito stesso d’origine dell’umanità.

Questa componente antica e misteriosa, una memoria che rimane nel corpo, un ricordo che ho visto riemergere in persone di tutte le nazionalità, ne costuisce per me il grande fascino, ed é forse il motivo che mi fa dedicare ad essa gran parte della mia vita.

4-museo

 

 

 

 

 

Nell’epoca contemporanea, dopo un periodo di “riscoperta e rivalutazione”, il successo degli grandi eventi come La Notte della Taranta, la popolarità della pizzica, (che é una delle tarantelle pugliesi), caratterizzano fortemente le nuove spinte propulsive di una danza che continua a diffondersi come rituale sociale, come legame con contenuti magico-religiosi.

Altre caratteristiche della dimensione attuale della tarantella sono: lo sviluppo di una nuove forme di trasmissione, “pedagogia” contemporanea; il movimento artistico costituitosi intorno alla musica e alla danza; la persistenza della dimensione folklorica; il tentativo messo in atto dagli operatori culturali di promuoverla; la reazione delle istituzioni preposte e le conseguenti relazioni.

1 Danzatrice con le mani sui fianchi

La pratica della tarantella, la sua ritualità, la rendono luogo, spazio performativo condiviso dove comunicare attraverso il corpo ed il ritmo, i simboli appartenente alla nostra cultura popolare contemporanea, attraverso dei movimenti codificati in cui persiste una componente originaria.

E’ proprio lo studio dei simboli estetici di questa danza, nei secoli é stata un fenomeno di massa, e l’analisi storico antropologica a costituire il fondamento della definizione della tarantella come una danza popolare contemporanea.

La danza della Tarantella, analizzata in termini di  espressione di simboli e valori collettivi, interagiti in maniera ritualizzata, nei tempi e nei luoghi in cui il rituale avviene [1], trasmette attraverso la sua particolare cerimonialità un codice di movimenti pre-espressivi, ovvero la testimonianza di un’organizzazione della presenza fisica interagita sulla base di un’attenzione dello spettatore artificialmente ricomposta, fatta ad arte. Cosi’ come l’attore ricama la sua presenza e, in genere, elabora un’interpretazione, la raffigurazione d’una storia, d’un personaggio; inscrive i suoi messaggi al pubblico [2], cosi’ il/i performer di tarantella plasmano il messaggio verso gli spettatori del teatro popolare, interagendo con la danza e i suoi miti.

Secondo l’antropologia teatrale infatti il danzatore, inscritto nello spazio scenico, modella la propria presenza, e quindi l’attenzione degli spettatori, creando una sorta di ‘seconda natura’, di ‘corpo finto’ (nel senso di ‘fatto ad arte’), che costituisce il livello d’organizzazione definito pre-espressivo. [2]

Perrault_Leon_La_Tarantella

La sua qualità di pratica cerimoniale – la tarantella é innanzitutto un rituale –  rende possibile riconoscere momenti di celebrazione del sacro sociale, momenti in cui ciascun individuo partecipa attivamente alla creazione di una forza collettiva, in grado di riconfermare l’ordine morale e quindi la società stessa. [3]

La danza é della tarantella é espressione di un patrimonio immateriale, mnemonico, costituito da simboli organizzati in movimenti codificati, che sono testimonianza e linguaggio della cultura in cui la pratica stessa si sviluppa. La Tarantella é specchio vivo di una civiltà, codice, veicolo di emozioni, conduttore di storie. E’ capace di conservare miti, é luogo di riti, addirittura puo’ diventare l’espressione di “resistenza culturale”, similmente alla religione é espressione dei valori profondi legati alla visione del mondo archetipale.[4]

Lo studio di questa danza é inevitabilmente connesso con quello antropologico, con l’approfondimento dei contesti sociali che le danno luogo in quanto manifestazione umana. [5]

Lo studio antropologico delle danze, come si é accennato anche nella prima parte, si é sviluppato intorno a differenti approcci. Alcune analisi danno risalto alla funzione sociale, altre sottolineano piuttosto gli aspetti psicologici e individuali, altre ancora considerano la danza parte dell’espressione artistica.henrique bernardelli_tarantella

Con l’ausilio dell’antropologia teatrale, che studia il comportamento umano in situazioni di rappresentazione organizzata, ovvero lo studio del comportamento scenico pre-espressivo che sta alla base dei differenti generi, stili, ruoli e delle tradizioni personali o collettive [2], un ulteriore strumento si aggiunge alle possibilità interpretative di questo tipo di fenomeni.

Dal punto di vista artistico, il dialogo con il passato diventa necessariamente colluso con le forme contemporanee di espressione. Questo significa non solo introdurre sia nella pedagogia che nella danza stessa forme e conoscenze provenienti da cio’che appartiene a quest’epoca dunque contemporaneo, ma sopratutto raccontare con parole di oggi quella nostalgia per un passato che ci manca anche se non l’abbiamo vissuto[6].

::::::::::::::::::::::::: Continua nella TERZA PARTE :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

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tullia conte 2013 © riproduzione riservata

 

|NOTE|

[*: Eugenio Barba, Teatro, Solitudine, Mestiere, Rivolta, pag. 116, Ubu Libri 2000]

[1 Collins, cit.; Anita Bacigalupo, Rituali e Simboli da Durkheim a Goffman, Università degli Studi Milano- Bicocca]

[2: La canoa di carta. Trattato di antropologia teatrale, Eugenio Barba, Il Mulino, 2004]

[3 :  vedi Warner e Shils, applicano l’approccio durkheimiano allo studio dei rituali secolarizzati (feste nazionali, celebrazioni politiche, ecc.) cioè quei grandi riti collettivi che riescono a stringere una collettività intorno ai valori morali, ai simboli e alle rappresentazioni collettive dominanti. E.Shils, “Considerations thèoriques sur la notion de societé de masse”, in Diogenes 1954; The Intellectual Between Tradition and Modernity: The Indian Situation (1961)]

[4 : Analogamente alla religione, la danza sembra sfuggire a ogni possibilità di definizione, così come risulta praticamente impossibile tradurla in parole o in un’altra forma d’arte.Un possibile approccio per comprendere questo fenomeno tanto elusivo consiste nel prendere in considerazione il più ampio contesto sociale e culturale al quale la danza appartiene, e ciò implica un’indagine antropologica ad ampio raggio. Treccani, Definizione di Danza in Enciclopedia delle Scienze Sociali (1992), Ed. Treccani]

[5: Emile Durkheim, attraverso le sue ricerche richiamava l’attenzione sull’esistenza di forti legami collettivi e di un sentimento di unione tra i danzatori. L’elemento dell’estasi religiosa, il superamento dei limiti, la stessa trasformazione del tempo riflettono un atto di condivisione piuttosto che di distacco.La danza non é solo un’esperienza esclusivamente individuale, ma allo stesso tempo un fenomeno sociale; ed è la natura stessa della società a fornire un elemento importante per la sua comprensione. Non si tratta di rifiutare le interpretazioni psicologiche tout court, quanto di sottolineare la rilevanza del contesto sociale.

(Emile Durkheim, Le forme elementari della vita religiosa, ed. Meltemi 2005; Collins Randall, Quattro tradizioni sociologiche. Manuale introduttivo di storia della sociologia, Zanichelli, 1996; A. Izzo, Storia del pensiero sociologico, vol II. I classici, ed. Il Mulino, Collana “Strumenti”, 2005.)

Radcliffe-Brown, il più importante seguace della linea di pensiero di Durkheim, fece della danza l’elemento centrale della sua analisi del comportamento rituale presso gli abitanti delle Isole Andamane (v. Radcliffe-Brown, 1922). A suo avviso, il mantenimento dell’ordine sociale dipende da sentimenti condivisi e la funzione della cerimonia, in particolare della danza, è quella di rafforzare e trasmettere questi sentimenti. I danzatori, uniti in un’attività collettiva, rispondono a questi sentimenti e li intensificano. Sentimenti morali e rapimento estetico, senso di bontà e di bellezza si combinano nella suprema espressione dell’unità del gruppo attraverso la danza. Altri studiosi che hanno analizzato la danza come mezzo per promuovere l’ordine sociale hanno approfondito questo tema. Per esempio le danze di iniziazione, che conducono all’acquisizione di comportamenti adulti, vengono spesso fatte rientrare in questa categoria (v. Blacking, 1985; v. Hanna, 1978, p. 5), così come le danze associate con l’idea di unità nazionale (v. Blacking, 1973; v. Gluckman, 1963). Poiché stimola emozioni e atteggiamenti che contribuiscono all’ordine sociale, si ritiene che la danza abbia la funzione di integrare nella società.

Radcliffe-Brown (v., 1922, pp. 252-253), sempre in riferimento alle danze degli Andamanesi, osservava: “Allorché il danzatore si perde nella danza e viene assorbito nella comunità unificata, raggiunge uno stato di esaltazione nel quale si sente colmato di un’energia o di una forza che trascende il suo stato normale, ed è capace di prestazioni prodigiose”. In altre parole, l’aspetto ‘integrativo’ della danza non può essere dato per scontato. Essa è integrativa solo nella misura in cui si crea un rapporto tra tutti coloro che vi sono coinvolti, compresi i musicisti e gli spettatori. Un insieme di singoli individui deve realizzare uno spettacolo concertato, che agirà poi come una calamita attirando gli altri. La cerimonia deve progressivamente aumentare di intensità, spesso fino al verificarsi di fenomeni di possessione e altre forme di estasi che si riferiscono ad aspetti della vita comunitaria. In questo caso quel momento culminante che si crea nella danza non è altro che il processo generatore della vita comunitaria stessa. La danza è significativa nel contesto della sua esecuzione e all’interno di una determinata comunità può essere percepita come l’essenza della vita sociale sperimentata al suo livello più alto (v. Langer, 1953; v. Spencer, 1985, pp. 15-21).]

[6 : Tullia Conte, Tu ascolti questa musica con ossessione, 2013, Ed. ilmiolibro.it]

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tullia conte 2013 © riproduzione riservata


|CREDITS|
Images

Antonio Canova (1757- 1822), Danzatrice con le mani sui fianchi -marmo, 1812, Museo dell’Ermitage, S. Pietroburgo

MIMMO JODICE, Danzatrice con le mani sui fianchi, ©2013 by Mimmo Jodice

MIMMO JODICE, Danzatrici dalla Villa dei Papiri, 1986 – installazione 2005, stampe fotografiche (6 scatti), corridoio Metropolitana di Napoli, fermata Museo

Henrique Bernardeli (1858-1936) Tarantella, Olio su tela, 1886 circa, 98.2 × 98.7 cm, Museu Nacional de Belas Artes – Rio de Janeiro

Léon Bazile Perrault (1832-1908)
La Tarantella, Oil on canvas,1879, 144 x 108 cm
(56.69″ x 42.52″), Private collection

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tullia conte 2013 © riproduzione riservata

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